Vai al contenuto

Diventare un capo migliore: i nostri 3 consigli

“É il migliore capo che io abbiamo mai avuto”. 

Questa è una frase che, a un certo punto, tutti abbiamo pronunciato o sentito pronunciare da altri. Ma cosa vuol dire davvero? Cosa rende differente  un “capo ok” da “il miglior capo mai avuto”? Esistono dei comportamenti e dei consigli che puoi seguire per incamminarti sulla strada giusta?

Esiste letteratura infinita sulle caratteristiche fondamentali che deve possedere un manager, centinaia di studi che mettono in risalto questa o quella caratteristica. Rileggendone quotidianamente -per lavoro- molti di questi, ci è stato da subito evidente che il requisito individuato da tutte le ricerche, che distingue il “miglior capo” da tutti gli altri, è costituito dalla capacità del manager di scovare quel qualcosa di unico e speciale nascosto in ogni persona e, dopo averlo trovato, impegnarsi per investire tempo e risorse per valorizzarlo al massimo.

Insomma, mentre i capi ordinari giocano a dama, i manager sono abili giocatori di scacchi.

Per gestire in modo ottimale il proprio personale, ogni manager dovrebbe osservare ciascun dipendente e rispondere mentalmente a queste tre domande:

  • Qual è il suo punto di forza?
  • Cosa innesca e fa emergere quel punto di forza?
  • In quali modalità normalmente impara?

Vediamo insieme nel dettaglio ciascuna di queste domande!

Identifica i punti di forza

Identificare i punti di forza richiede tempo e dedizione, e uno sforzo di astrazione. Nei percorsi di coaching che realizziamo per i manager delle aziende, consigliamo sempre di provare a porre una domanda al proprio dipendente:

“Quale è stato lavorativamente parlando il tuo miglior giorno negli ultimi 3 mesi?”.

L’obiettivo è capire cosa stava facendo il soggetto e soprattutto chiedersi perché gli è piaciuto tanto. Ricorda però un dato importante: il punto di forza non è qualcosa in cui semplicemente il dipendente riesce bene. Può anche trattarsi di un qualcosa che al momento, in realtà, non gli riesce affatto, ma che lo appassiona al punto da volerlo fare e rifare e rifare ancora, per migliorare il più possibile.

Essere un “great manager”, come dicevamo, significa diventare abili negli scacchi, prevedere cioè le due o tre mosse successive e organizzare sulla base di quella strategia tutto quanto lo schieramento a disposizione. 

Comprendere il potenziale nascosto nei propri dipendenti è parte dei compiti che riguardano un bravo capo, il fattore determinante per rendere l’azienda un luogo in cui ciascuno lavora volentieri e quindi lavora al meglio.

Innesca le migliori prestazioni

I punti di forza delle persone spesso non sono sotto gli occhi di tutti, in primo piano. A volte si richiedono precisi meccanismi affinché gli interruttori si accendano e il potenziale riesca ad essere illuminato.

Andando sul pratico, un meccanismo che accende gli interruttori giusti potrebbe essere legato al momento della giornata in cui il soggetto lavora: alle 8.00 del mattino alcune persone performano molto male, avendo bisogno di alcune ore prima di ingranare; al contrario nel pomeriggio risultano brillanti. Alcune persone per lavorare al meglio hanno bisogno di essere lasciate autonome, e i controlli del capo minano la loro sicurezza e lucidità. Al contrario, ne esistono alcune che soffrono l’assenza del proprio superiore, percependola come disinteresse.

In ogni caso, mettiamo le cose in chiaro fin da subito: il mezzo migliore per portare a emergere il potenziale nascosto è l’apprezzamento (il famoso ritornello “dai sempre un feedback sul lavoro svolto”). Se ti sembra una frase copia-incolla, detta da chi vuole solo scrivere un articolo, fai un esperimento: smetti di valorizzare il tuo dipendente ben pagato e guarda che succede.

Sviluppa la formazione su misura

Sebbene sia vero che le modalità di apprendimento sviluppate dalle persone siano le più disparate, la “adult learning theory” ne individua tre predominanti, che non si escludono tra loro ma si combinano.

  1. Apprendimento tramite analisi: la persona impara un dato argomento suddividendolo in sotto-tematiche, esamimandone i singoli elementi e rielaborandolo pezzo dopo pezzo. Se percepisce di non avere sufficienti informazioni continuerà a scavare
  2. Apprendimento tramite esecuzione: la persona impara facendo, lanciandosi e compiendo errori, raccogliendo informazioni sul campo e assimilandole strada facendo. Le persone di questo tipo hanno bisogno di task semplici ma reali, con difficoltà che aumenta al raggiungimento di ogni soluzione
  3. Apprendimento tramite osservazione: la persona impara vedendo le singole operazioni da compiere e la correlazione che esiste tra ciascuna di esse. L’osservazione richiede un periodo di incubazione, durante il quale il soggetto si siede accanto al proprio superiore e osserva quello che fa

Imparare a scovare l’unicità di ciascuno è la chiave per diventare quel capo migliore di cui hai tanto sentito parlare e che hai sempre sperato di incontrare!


Disclaimer: in questo articolo avremmo voluto usare lo schwa per garantire il massimo livello di inclusione, ma purtroppo lo screen reader per chi ha disabilità non legge ancora quel carattere. Ci stiamo lavorando!


Contattaci