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Settimana di 4 giorni: è realistico?

Eccoci qui, ad affrontare il tema della settimana di 4 giorni.

Facciamo una premessa.

La pandemia ha rivelato vecchi problemi che chi lavora nelle risorse umane conosce da tempo. Ce li portiamo dietro da sempre.
Oltre il 60% dei dipendenti in azienda dichiara di sentirsi fortemente stressato, in continua ansia, perennemente preoccupato per le attività da svolgere sul luogo di lavoro. La percentuale di dimissioni è ai massimi storici, sia tra le figure Junior sia tra le Senior.

Cosa sta accadendo?

Negli Stati Uniti e nei Paesi europei la risposta che le aziende stanno dando al malessere crescente dei dipendenti è quella di prevedere la settimana lavorativa su 4 giorni (per un totale di 32 ore settimanali) pagata come se i giorni fossero 5.
Non stiamo sicuramente parlando di un’idea innovativa, nessuno si è inventato nulla: semmai possiamo affermare che la pandemia abbia messo l’acceleratore a un modo di intendere il lavoro che già stava prendendo piede altrove.

Gli imprenditori hanno capito che se possono accontentare i propri dipendenti facendoli lavorare dal luogo in cui preferiscono farlo, allora possono stabilire anche di modificare l’orario di lavoro in modo da renderlo il meno possibile un peso per l’individuo.

Suona benissimo, no?

La settimana di 4 giorni sembra un sogno! Ma è realistico?

Si tratta di una politica del lavoro che porta benefici a tutto l’ecosistema lavorativo: azienda, imprenditore, dipendente.

I benefici di cui parliamo sono noti: ormai esiste un panel di ricerche empiriche che ha ampiamente dimostrato come lavorare meno renda il dipendente più felice, quindi meno stressato, quindi più produttivo. Così, il tasso di turn over nelle aziende precipita e l’ambiente lavorativo si consolida. Meno ansia, meno stress e meno infelicità significano minor costi in termini di sistema sanitario, meno assenze dal lavoro, meno errori nelle proprie mansioni, più concentrazione.

Inoltre, scardina un assunto: passare meno tempo sul luogo di lavoro non significa lavorare
meno. Significa lavorare meglio.

Ma come è possibile?

Semplice: l’azienda si riogranizza, diventando più efficiente, eliminando le attività superflue e mangia-tempo. Il primo bersaglio di questa riorganizzazione? Oh sì sì, proprio loro. I meeting. Le persone risparmiano tantissimo tempo scrivendo via messaggio invece di effettuare impegnative chiamate, con formalità che tolgono energia e tempo. Gli impegni personali vengono perlopiù concentrati nella giornata libera, che diventa una giornata dedicata a se stessi, e quindi i giorni lavorativi trascorrono fluidi, senza grandi
interruzioni.

I casi di successo di questo tipo non si contano più sulle dita di una mano: sia negli Stati Uniti, sia in Irlanda e Islanda, ma anche Spagna, Francia e Germania. Tutti gli esperimenti confermano questi benefici.
L’Italia, invece, per il momento resta ferma sulla settimana di 5 giorni, con uno dei tassi di produttività tra i più bassi d’Europa.

La domanda sottostante, di difficile risposta è: quanto tempo è giusto dedicare al lavoro? (hai letto il nostro articolo su come risparmiare tempo?)

Settimana di 4 giorni: per il bene nostro e del Pianeta

Qualche riflessione sul tema non può ignorare che l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione possono davvero consentirci di lavorare meno. Si tratta di cambiare la propria mentalità: produciamo già abbastanza per garantire uno standard di vita adeguato agli abitanti del nostro continente. Sembrerà folle, ma la settimana su 4 giorni lavorativi può aiutare anche a rallentare il drammatico processo di cambiamento climatico che stiamo attraversando.

Numerose ricerche hanno provato che quando una persona è mentalmente stanca, affaticata, stressata
tende a scegliere soluzioni più comode e veloci per se stessa, senza pensare agli effetti che queste possono avere sul pianeta, senza riuscire a controllare i propri comportamenti: l’uso della macchina invece del mezzo pubblico, il cibo pronto, la verdura già tagliata nei contenitori di plastica. Il tempo per se stessi è tempo di qualità anche per l’ecosistema in cui viviamo.

La settimana su 4 giorni, insomma, è un cambio di prospettiva, uno sforzo che cambierebbe per sempre il nostro modo di vivere, una piccola rivoluzione da mettere in atto.

Per noi e per la nostra salute mentale.

Per le aziende e per il Pianeta.