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Work-life balance: 4 riflessioni

Il dibattito sul work-life balance continua senza sosta: i confini tra vita privata e lavoro sono difficili da disegnare, soprattutto in un modo perennemente interconnesso come il nostro. E-mail visionabili direttamente dallo smartphone, gruppi WhatsApp con colleghi e capi: decidere dove finisce il lavoro è un’impresa non da poco.

Le 4 osservazioni sul work-life balance

Impegnarsi per creare una vita più bilanciata non significa cestinare completamente le proprie abitudini: con piccoli investimenti quotidiani effettuati nei posti giusti, si può radicalmente migliorare la qualità delle proprie relazioni, del proprio tempo e della propria vita. Di più. La ricerca di un nuovo work-life balance ci consente di ridefinire l’idea stessa di successo personale: non è più realizzato che guadagna più soldi e raggiunge uno status di un certo tipo, bensì chi riesce a vivere bene, chi ha il tempo e le energie per godersi le piccole cose che ci rendono felici. 

Si tratta di cambiare il nostro modo di pensare e avere così un impatto sul mondo che ci circonda.

Ma da dove cominciare questo processo di ridefinizione?

Prendendo le mosse da Nigel Marsh, il processo di individuazione del nuovo equilibrio si basa su 4 osservazioni.

  1. Dobbiamo instaurare un dibattito onesto sul tema
  2. Le istituzioni non riusciranno a risolvere questo problema per noi
  3. Non possiamo fare tutto in un giorno
  4. Dobbiamo essere equilibrati nell’approcciarci all’equilibrio

#1 Instaurare un dibattito onesto 

Apriamo gli occhi: avere tanta flessibilità o potersi godere l’informal friday (ovvero potersi vestire in modo casual ogni venerdì) nascondono il reale problema e ci convincono che questo sia sufficiente per poter parlare di work-life balance.

Non è così.

Il primo passo per risolvere qualsiasi problema è comprenderne le dimensioni, rendersi conto di cosa c’è davvero che non va. Essere onesti è il primo passo per andare davvero nella direzione di maggiore equilibrio tra vita privata e lavoro.

E la realtà è che la stra grande maggioranza dei lavoratori nel mondo occidentale lavorano ore e ore, svolgendo mansioni che odiano, per guadagnare denaro e acquistare cose di cui non hanno bisogno, per impressionare persone di cui non gli importa nemmeno così tanto.

Accettare questa prima riflessione ci consente di passare al secondo step.

Uomo schiacciato dal lavoro, privo di work-life balance.
Uomo schiacciato dal troppo lavoro.

#2 Le istituzioni non risolveranno il problema

Dovremmo smetterla di guardare fuori di noi e cominciare invece a capire che dipende da noi come individui, è sotto il nostro controllo e sotto la nostra responsabilità scegliere il tipo di vita che vogliamo vivere, il work-life balance che vogliamo per noi. Se non scegli la tua vita, se non ne tracci tu i contorni, qualcun altro lo farà per te. E l’idea di equilibrio di questo qualcun altro potrebbe non piacerti.

Diciamolo chiaramente: affidare la propria qualità di vita a un’azienda non è una buona idea. E non perché le aziende siano brutte e cattive, ma semplicemente perché hanno intrinsecamente un interesse diverso e in contrasto col tuo: per produrre ed essere efficienti continueranno a volere da te il massimo, sempre e comunque, a volere da te tanto, tutto ciò che sei in grado di dare.

Da un certo punto di vista inserire asili e spazi ricreativi per i bambini all’interno delle aziende è meritorio e sinonimo di attenzione verso il dipendente. Da un altro punto di vista però è terrificante: significa che sei messo nella condizione di passare ancora più tempo in ufficio, invece di stare con tuo figlio.

Essere consapevoli di questi contrasti, ci aiuta a essere decisi nel tracciare i confini vira-lavoro.

#3: Non possiamo fare tutto in un giorno

Il vero problema nella gestione del tempo e del work life-balance è il lasso di tempo che prendiamo in considerazione per fare le cose. Oscilliamo continuamente tra due estremi: “Quando sarò in pensione…”, “quando i miei figli saranno grandi…” e “la mia vita è oggi, devo avere tutto ogni giorno”.

Tra la vita ideale (fatta di aspettative mal tarate, dovute a libri, film, spettacoli, gossip) e la realtà c’è una bella differenza. Ricercare il proprio equilibrio significa anche fare i conti con il proprio tempo, le proprie energie, le responsabilità e le fatiche (che ci sono sempre, anche in una vita bilanciata). Rimandare tutto al domani, allo stesso tempo, ci spinge troppo in là nel futuro. Serve una via di mezzo.

#4: Essere equilibrati in modo equilibrato

Work-life balance significa prima di tutto essere equilibrati in ogni aspetto della propria vita, complessivamente intesa. Trascorrere ogni giorno 3 ore in palestra per bilanciare il fatto che se ne trascorrano 10 al lavoro non è un modo di essere bilanciati.

La vita è fatta di tanti aspetti diversi: la parte affettiva, quella spirituale, quella mentale, quella intellettuale, quella di svago. Essere ben bilanciati significa dare spazio a ciascuna di queste parti, senza lasciarne indietro nessuna.

Le piccole cose contano

Chiedere un permesso al lavoro per stare con i propri figli. Prendersi un giorno di pausa per aiutare un amico a fare il trasloco. Dare a tutti gli aspetti della nostra vita una propria dignità, un proprio peso specifico, in modo tale che assumano spazio all’interno di ciascuna giornata. 

Work-life balance non significa rivoluzionare la propria vita, renderla completamente diversa. La qualità della propria vita cambia con piccole azioni quotidiane.

Possiamo cominciare oggi.


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